Web & 3D

L’utilizzo dei modelli tridimensionali on-line non ha avuto nel corso degli anni molto successo, le motivazioni che stanno alla base di quest’affermazione, sono da ricercarsi principalmente nella reale verifica dei due elementi basilari che favoriscono il successo o l’insuccesso di una tecnologia. In altre parole, l’insuccesso della diffusione in rete dei modelli tridimensionali è frutto di una mancata sintesi fra efficacia e diffusione. Da un punto di vista tecnico, la mancata sintesi tra questi, è giustificata dal fatto che non esiste un linguaggio di programmazione comune, com’è avvenuto con l’html.

Un primo tentativo in questa direzione è stato fatto con il linguaggio VRML, tentativo che però non ha avuto molto successo a causa dell’elevata capacità di calcolo richiesta dal software. Tutto questo ha comportato uno sviluppo di nuove tecniche di visualizzazione e di conseguenza un moltiplicarsi di plug-in.

Un altro aspetto non trascurabile, è la necessità di non “tradire” quelli che sono le esigenze espresse dalla rete, vale a dire velocità e qualità della grafica. In questo senso la grande dimensione dei file 3D, richiede troppo tempo e urge, di conseguenza, la progettazione di nuove tecniche di compressione dei dati. I primi tentativi puntavano ad una semplificazione della complessità geometrica e quindi una perdita della qualità grafica. Con l’introduzione poi Level Of Detail (ovvero livello di dettaglio), abbiamo la possibilità di adattare all’esigenza di rappresentazione dell’utente un livello di dettaglio, sia per quanto concerne la grafica che la composizione geometrica.

Strumenti

Nonostante lo scarso successo a causa delle problematiche prima descritte, non sono mancati però esperimenti in questo campo; ognuno dei quali si varia secondo le diverse finalità. Ciò ha permesso di individuare tre principali strumenti a disposizione, che corrispondono in ordine crescente ai diversi gradi di complessità. Primo tra questi, troviamo la visualizzazione statica, che permette semplici trasformazioni quali rotazione, spostamento e zoom. Oggetto d’interesse recente del mondo del marketing e della comunicazione, che l’utilizza come strumento di visualizzazione attiva dei prodotti (configuration). La visualizzazione dinamica (o anche Models in Motion) consente anche l’interazione d’animazioni e d’interazioni con i modelli digitali. Questi, infatti, conservano caratteristiche geometriche le informazioni sulla possibilità di fare delle simulazioni strutturali, statiche e d’assemblaggio. Queste caratteristiche, ne fanno uno strumento utile ad una politica aziendale incentrata sul time-to-market, perché permettono la realizzazione della progettazione collaborativa in rete che rappresenta un notevole risparmio di tempo. Il livello più alto è rappresentato dal Digital Mockup Tool (DMU), che permette non solo la visualizzazione con varie modalità grafiche dei progetti, ma anche il controllo in rete dei componenti di progetto riproducendo simulazioni perfettamente funzionali ed interattive. Con questi strumenti è possibile quindi verificare non solo i singoli componenti di un progetto, ma anche il montaggio e il funzionamento di tutte le sue parti.

Svantaggi

Uno svantaggio, anche se marginale rispetto alle prerogative che la presentazione si pone, è dovuto all’uso della Realtà Virtuale come mezzo di promozione di un nuovo prodotto. È stato, infatti, sperimentato e dimostrato, a discapito del fatto che l’impatto visivo ottenuto da un oggetto in Realtà Virtuale è, infatti, molto elevato e tale da catturare in modo notevole l’attenzione dell’utente; rischia di rivelarsi un’arma a doppio taglio. Uno studio condotto da Ann Schlosser, docente di marketing alla Business School dell’Università di Washington, ha dimostrato, infatti, che “manipolare oggetti virtuali induce a rappresentazioni mentali fallaci. Questo perché le funzioni dell’artefatto che si ricordano sono più numerose di quelle realmente sperimentate”.

Vantaggi

L’utilizzo del Web come mezzo di trasmissione della presentazione che andrò a realizzare, apporta al progetto tutte quelle possibilità che la rete (in questo caso Intranet) stessa comporta. Un sistema flessibile e interattivo come il Web, mi offre la possibilità di integrare le informazioni legate alla realtà virtuale anche con altri strumenti, come testi, links verso altre scene 3D, pagine web, file audio o filmati visibili su schermi virtuali all’interno della scena stessa. Dando all’utente la possibilità di avere informazioni anche marginali rispetto all’argomento principe, che in una presentazione tradizionale vista dal vivo avrebbe da colui che guida la presentazione stessa.

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Prodotto

Idea, prototipazione, prodotto

La creazione e la successiva commercializzazione di un nuovo prodotto seguono un iter progettuale
variegato e complesso che vede coinvolte personalità diverse che spaziano dal designer, all’ingeniere, all’ufficio marketing, ecc.

Alla base di questa procedura vi è l’individualizzazione dei bisogni che porta all’ideazione di un oggetto in grado di soddisfarlo. È con un’analisi del problema che si fissa le caratteristiche e le proprietà del bisogno e, una successiva definizione delle specifiche di progetto.

Ne seguono le fasi di progettazione concettuale, entro le quali si crea l’architettura generale dell’oggetto per mezzo di semplificazioni e schematizzazioni di particolari. In genere si sviluppano due o tre idee di base, per una rappresentazione in forma preliminare (concept design); le idee sono quindi presentate al committente per un esame tecnico e di compatibilità con la linea di prodotti ipotizzata. Questa fase preliminare è normalmente
svolta con l’area marketing e l’ufficio tecnico dell’azienda.

Il progetto diventa sempre più preciso con una serie di schemi funzionali (basic design), e nella fase di dettaglio sono definiti i particolari che migliorano le caratteristiche del prodotto (detailed design). Già in queste fasi iniziali l’utilizzo di rappresentazioni tridimensionali favorisce gli sviluppi successivi. La disponibilità di applicare materiali e texture per le superfici e la corretta suddivisione in elemento permette di ragionare non solo in termini stilistici, ma anche in termini di materiali e di processo produttivo.

Tutto ciò ci mette nella condizione di poter anche fare una valutazione corretta del costo presunto del prodotto finale, già in fase di concept design.

Il Passo successivo all’approvazione del concept di prodotto è la realizzazione di un prototipo, in altre parole il primo oggetto di una serie, oppure nel caso per esempio di un’azienda che produce satelliti il prototipo rappresenta invece il prodotto finale. Nella produzione d’oggetti industriali su grande scala, alla creazione di un prototipo possono seguire anche alcune decine d’altri prototipi prima dell’individuazione del modello definitivo. Tutto ciò però comporta prevedono processi lunghi, costosi, complessi che vedono coinvolti ambiti molto diversi tra loro, che devono trovare un fronte comune. L’azienda promotrice del nuovo prodotto deve quindi avere i mezzi e le conoscenze per ottimizzare costi e tempo che questi processi richiedono. Uno degli strumenti a sua disposizione sono le TCT (Time Compression Technologies), in altre parole, tutte quelle tecnologie che sono messe a disposizione, come strumento organizzativo, pensato per estendere i concetti di qualità all’intero ciclo di vita del prodotto. Sono un elemento critico per migliorare la competitività complessiva di un’azienda o di un sistema d’aziende, che nel caso specifico della realizzazione di un nuovo prodotto, per esempio porta vantaggi in termini di gestione delle modifiche.

Tra le tecnologie considerate “classiche” appannaggio della progettazione del nuovo prodotto troviamo:

CAD (Computer Aided Design) consente di definire il modello
geometrico che è alla base di tutte le attività successive.

CAE (Computer Aided Engineering) una serie d’analisi che servono a verificare che i requisiti di progetto siano soddisfatti, con analisi funzionale, analisi statica e cinematica, analisi strutturale.

CAM (Computer Aided Manufacturing) software che traduce i dati geometrici CAD in informazioni per il controllo della fabbricazione dell’oggetto.

FEM (Finite Elements Methods) consente la verifica ingegneristica del prodotto come pure la simulazione dei processi industriali per la sua realizzazione.

Rendering vale a dire la creazione di un’immagine realistica a partire dai risultati di una descrizione geometrica.

Tutto ciò comunque per alcuni settori non può sostituire la realizzazione di modelli fisici, tappa importante per lo sviluppo di prodotti di qualità in quanto esistono alcune caratteristiche del prodotto che solo un prototipo fisico permettere di valutare.

Tra le “nuove” tecnologie a disposizione (Rapid Manufacturing, Rapid Tooling, Reverse Engineering) particolare attenzione viene data al Rapid Prototying, ovvero quella tecnologia che consente la produzione di oggetti di geometria comunque complessa, in tempi molto ridotti, gli oggetti sono ottenuti con progressiva aggiunta di materiale, per questo motivo la tecnologia RP è anche definita tecnica di produzione per strati o per piani –layer manufacturing-.
Questa breve descrizione dei diversi passaggi progettali rappresenta uno schema piuttosto flessibile, perché varia a seconda dell’azienda e del progetto.